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A PROPOSITO DI TUTTE QUESTE CATARSI...

Intervista a Ottavio Rosati a cura di Giuliano Capecelatro ("Il Quotidiano" - 21 dicembre 1979)

 

A proposito di tutte queste catarsi….

Psicodramma è parola che corre sulla bocca di molti. Spesso, senza che se ne abbia chiaro il significato. I più informati sanno in qualche modo che si tratta di un’esperienza psicoterapeutica, ma non vanno più in la; per gli altri non è che uno dei tanti sinonimi, di quelli che danno un po’ di lustro a chi parla, per indicare confusione, chiasso, parapiglia, esagitazione; in parole povere, l’equivalente del romanesco e colorito casino.

Nell’intervista che segue, lo psicologo e psicodrammatista romano Ottavio Rosati illustra gli aspetti essenziali del fenomeno.

 

Si parla spesso, di questi tempi, di psicodramma. Potrebbe spiegarci in sintesi di cosa si tratta?

Senz’altro, ma prima di entrare in argomento sarà opportuno sgomberare il campo da un equivoco diffuso, molesto. Di psicodramma si parla a proposito delle cose più incredibili. Per esempio, quando in un dibattito uomini politici sembrano vicini a passare, quando non vi passano, a vie di fatto; o quando migliaia di giovani si radunano per un concerto di musica rock, amandosi e qualche volta uccidendosi in un modo inconcepibile secondo i criteri della vita normale. Lo psicodramma, invece, malgrado la corrivita’ con cui viene usato il termine, è qualcosa di piuttosto serio, utile e persino istituzionalizzato. È una psicoterapia di gruppo inventata, a partire dal 1917, da uno psichiatra e sociologo austriaco, vissuto in America, Jacob Levi Moreno; un teorico che non ha raggiunto soprattutto in Italia la fama di Freud e Jung.

 

Eppure il temine, benché volgarizzato, deve aver conservato qualcosa del significato originario.

Ovvio che un rapporto c’è. Giornalisti, critici teatrali usano la parola psicodramma per alludere generalmente a situazioni in cui le persone escono fuori dai ruoli ed esplodono con spontaneità o rabbia o passioni, normalmente represse dal nostro comportamento civile. Ora, nello psicodramma vero e proprio si cerca di fare qualcosa del genere, liberare una persona dai ruoli, fargli ritrovare la sua creatività, permettergli la catarsi. Lo si fa però a scopi terapeutici e con delle tecniche piuttosto elaborate. A differenza di altre psicoterapie di gruppo, nello psicodramma si recita, si fa del teatro, ma non a fini artistici, bensì a scopi terapeutici, non con un copione ma reinterpretando le proprie vicende.

 

A proposito di teatro, lei parlava di catarsi, un concetto antichissimo che risale addirittura ad Aristotele….

Già, Aristotele. Per lui, però, la catarsi è quel processo di purificazione spirituale, diremmo oggi psicologica, che il pubblico vive a teatro di fronte alle vicende rappresentate. Secondo Moreno, invece, lo psicodramma consente la catarsi dell’attore. In un gruppo di psicodramma l’attore è anche autore e spettatore. Questo permette delle esperienze di straordinaria partecipazione emotiva e trasformazione, assolutamente imparagonabili a quelle per lo più intellettuali o artistiche che si vivono a teatro.

 

Ma si può parlare di un rapporto, non soltanto esteriore, tra le due esperienze, quella artistica e quella terapeutica?

Certamente! Il rapporto è tutt’altro esteriore... Tutt’altro. Come quasi sempre accade, la nascita è un momento decisivo, che impronta di sé tutto lo sviluppo successivo. Ripercorriamo a grandi falcate le prime esperienze giovanili di Moreno a Vienna, il teatro della spontaneità e il “Giornale Vivente”. Interessato alla trasformazione del teatro e della morale dei suoi tempi, questo giovane psichiatra e giornalista invitava il pubblico di Vienna non all’operetta o a un ennesimo dramma borghese, ma a salire sul palcoscenico per parlare dei suoi conflitti morali e politici.

 

D’accordo. Un’attività perfettamente in sintonia con quel clima da cui sarebbero nati il teatro politico di Piscator e quello epico di Brecht. Ma non è ancora chiaro, come, su questo tronco, si innesti il momento terapeutico, che di quella esperienza costituisce il momento originale.

Ci arriviamo subito. È infatti dal teatro della spontaneità che nacque il teatro terapeutico, e quindi lo psicodramma. E nacque, in un certo senso, per caso, in seguito alla strana esperienza vissuta da Barbara, una delle attrici di Moreno, una donna bella, dolce, con gli occhi celesti. La vita matrimoniale di questa ragazza era diventata un inferno a causa di continue scenate violente ed aggressive. Capitò, che, interpretando sul palcoscenico ruoli di donna violenta ed aggressiva, Barbara scoppiasse poi a ridere in casa, durante i suoi litigi col povero marito. Fu così che Moreno intuì il potere liberatore del teatro, ed è su questo potere che si fonda lo psicodramma.

 

E questo vale anche per il teatro contemporaneo?

Non c’è dubbio. Direttamente o indirettamente, il teatro moderno è stato rivoluzionato dalle scoperte di Moreno, come la psichiatria lo è stata dalla psicoterapia di gruppo. Basta pensare ai paralleli tra le storie di Moreno e quelle di Stanislawsky, mosse da esigenze analoghe nello scoprire l’importanza della spontaneità e dello stato creatore in cui l’attore smette di esprimere ciò che non sente e si concentra sulla sua interiorità. Naturalmente questa rivoluzione non riguarda che il teatro di avanguardia o di ricerca, come per esempio l’Actors Studio di Elia Kazan, la Scuola di Lee Strasberg, quella di Jerzy Grotowsky e, in Italia, lo studio Fersen, le prime esperienze di mnemodramma risalgono al 1957.

 

E quale sarebbe il discrimine tra questo tipo di teatro e quello tradizionale?

Parlando a grandi linee, si può dire che in questo teatro non conta la messa in scena dello spettacolo come prodotto esteticamente pregevole da replicare. Conta invece l’esperienza del fare teatro da parte degli attori che, non pongono in discussione la loro professionalità tecnica, ma si implicano visceralmente senza riserve nel dar vita a qualcosa. Questo qualcosa non è terapia di gruppo, dal momento che non prevede analisi del transfert, né interpretazioni, e non è nemmeno esperienza sacra perché non è svolta all’ interno di un codice religioso, tuttavia, ha qualcosa di straordinariamente rituale, inesprimibile e radicale, dove fare teatro significa fare Anima (Soul making) o, se si preferisce, fare la psiche. Un discorso a parte meriterebbe il confronto tra Pirandello e lo psicodramma. In certi momenti sembra che Pirandello abbia letteralmente saccheggiato le teorie di Moreno traducendole in poesia. Non è così, si tratta di un significativo caso di scoperta contemporanea veramente appassionante.

 

Per restare ai rapporti tra teatro e psicodramma, la rivista da lei diretta, che se non andiamo errati è l’unica del genere in Italia, sembra muoversi alla ricerca di un terreno di contro tra le due discipline.

L’intento della nostra rivista, cioè mia e di tutto il gruppo che porta avanti questa esperienza, è quello di pubblicare materiali storici e critici che alimentino questo genere di dibattito e confronto, che, a parer mio, non è di interesse puramente critico.Non solo contribuisce alla formazione degli psicodrammatisti ma permette di illuminare gli aspetti terapeutici di due mondi, il teatro e la psicoanalisi, che si devono molto. Basta pensare che Freud riconosceva nei classici greci e in Shakespeare i suoi massimi maestri.

 

Freud ci riporta alla psicoanalisi, dunque a rapporto tra questa e lo psicodramma.

Qui bisogna fare una distinzione da un punto di vista storico e teorico. Moreno prese sempre le distanze da Freud, opponendo alla sua teoria dell’apparato psichico una teoria unitaria ed esistenziale della personalità, con sue categorie concettuali e suoi valori che considerano il presente non in relazione al passato ma nei termini di uno sviluppo esistenziale e di un campo di ruoli. D’altra parte Moreno, col passare degli anni, trasferitosi negli Stati Uniti, dove l’ingombrante presenza di Freud non rischiava di limitare la sua individualità, mostrò di aver integrato nello psicodramma una certa sensibilità psicoanalitica. Per esempio, dando importanza alle libere associazioni ed evidenziando, in un gioco, come una persona si rivolga ad un’altra attraverso le distorsioni di sue passate relazioni, cioè ripetendo relazioni interiorizzate.

 

E in seguito questo rapporto si è venuto sviluppando?

Certo, è andato ben avanti. Dopo la guerra alcuni psichiatri francesi che avevano studiato con Moreno operavano un collegamento tra le tecniche dello psicodramma e la teoria della psicoanalisi; da qui nacque lo psicodramma psicoanalitico. Per questo, non conta tanto la catarsi o la spontaneità, ma un lavoro che modifichi la struttura psichica profonda del partecipante. Diciamo che le scene giocate non considerano più la realtà, ma l’immaginario del paziente e che lo scopo dello psicodramma analitico è di permettere l’espressione dei cosiddetti fantasmi, il confronto con le ferite narcisistiche, la comprensione dell’atteggiamento e del desiderio degli altri. Si tratta di un lavoro apparentemente meno perturbante e commovente. Tra l’altro è esclusa la presenza di un pubblico. L’esperienza mostra però che questa apparente sobrietà crea grosse resistenze e trasformazioni realmente efficaci.

 

 

 

Per saperne di più

Didier Anzieu, Lo psicodramma analitico del bambino e dell’adolescente, Astrolabio, Roma,1979

Paul e Gennie Lemoine, Lo psicodramma, Moreno rivisitato alla luce di Freud e Lacan, Feltrinelli, Minao, 1977

Atti dello psicodramma, rivista semestrale per lo psicodramma analitico e lo studio dell’inconscio nel teatro, diretta da Ottavio Rosati. Redazione ed amministrazione, via della Lungara 3 00165 Roma. Astrolabio, Roma (Disponibili 4 fascicoli).

A.  Ancelin Schutzenberger, introduzione allo psicodramma e al gioco di ruolo, Astrolabio, Roma,1978

Loredana Micati, dinamica degli inconsci, dedalo, Bari, 1977

Lewis Yablonsky, Lo psicodramma, principi e tecniche, Astrolabio, Roma, 1978

AA.VV. Lo psicodramma, un approccio psicoanalitico, Borla, Roma, 1979

J. L. Moreno, il teatro della spontaneità, Guaraldi, 1976

Zerka Toeman Moreno, psicodramma dei bambini, O. S. Firenze, 1975

Paul e Gennie Lemoine, Jouer-Jouir, per una teoria psicoanalitica dello psicodramma, Astrolabio, Roma, (in corso di pubblicazione).

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