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GRANDI FESTE CON FUOCO un play di Ottavio Rosati

ESTRATTI DALLA COMMEDIA

presentata per la prima volta in forma di reading all'OFF OFF THEATRE di Roma 
In occasione dei socioplay sui SETTE CIRCUITI EMOTIVI scoperti dal neurologo Jaak Panksepp

 

Prologo: 

 

 

Con Ettore, Fernanda era riuscita a creare qualcosa di più di un matrimonio: la fusione di due ideali creativi in uno. Emisfero destro ed emisfero sinistro: un matrimonio di due talenti e due arti nel senso che Julian Jaynes illustra nel suo libro sulla mente bicamerale che regalai a Nanda nel 1980 pochi anni dopo la prima edizione in inglese. Perciò scrissi che la loro unione era un nuovo archetipo sorprendente e che dava gioia a chi lo vedeva. Pivano amava Sottsass immensamente. Forse perché, da architetto, designer, fotografo e creatore di gioielli, Sottsass sapeva creare forme meravigliose nella materia. Forme che, a differenza di un testo, apparivano in un attimo come la bellezza di Apollo mentre la Pivano apparteneva a Minerva che ha i tempi lunghi della scrittura. 

 

  

Marie Louise Von Franz (nelle mie immaginazioni attive) mi diceva spesso che non era d’accordo con questo mio punto di vista. Un giorno che ero all’orto botanico, dove immaginavo di parlare con lei sotto la grande quercia storta alla Tolkien, mi disse:

Vai all’ingresso dal tuo amico Vinicio e fatti dare carta e penna. Voglio che scrivi una cosa importante che potresti dimenticare.

Feci come aveva detto e passò più di un’ora prima che lei tornasse a parlarmi:

Tu dici che il legame tra Sottsass  e Pivano è un archetipo nuovo, Ottavio. Ma nessun archetipo è nuovo. Se mai, questa è la versione nuova di un mito che Ovidio descrisse nelle Metamorfosi: la storia  di Ermafrodito. La conosci?


Non molto. So solo che era il figlio di Ermes e Afrodite.


Per essere nato a Sulmona, la stessa città di Ovidio, dovresti vergognarti. Comunque ora scrivi con attenzione, ragazzo mio, perché non capirai subito quanto sto per dirti.


Sto scrivendo, sì.


Il fascino del bellissimo Ettore/Ermafrodito ha scatenato il desiderio appassionato e divorante della Naiade/Nanda, la ninfa Salmace che resiste al rifiuto di lui e lo avviluppa in un laghetto dove gli Dei le concedono di fondersi per sempre con lui. Come l’edera al tronco.


Non ho capito.


Capirai. Se vuoi capire.


Va bene, sì. Scrivo anche se non capisco.


Ti ripeto che nel mito gli dei concedono alla Naiade di fondersi per sempre con il figlio di Ermes e Afrodite e di non esserne mai separata. Sottsass però è riuscito a staccarsi dalla Nanda. Adesso il problema ricade su di te che sei entrato in quelle acque e hai preso incautamante il suo posto.


Incautamente?


No, scrivi ‘incautamante’. Un’immaginazione attiva non è una lezione di ortografia.


Va bene. E allora?

 
La Pivano ti tradirà dopo 27 anni il tempo esatto che corrisponde a quando Sottsass ha tradito lei rompendo il matrimonio che doveva durare per l’eternità. Attento a non restare avvinto al ricordo del suo amore come lei restò avvinta a Ettore anche dopo il divorzio. Sarebbe molto triste per te.

E questo sarebbe per tutta la vita?

Sarebbe la vostra morte per tutta la tua vita. Sì.

Come faccio a uscirne?

Monta una nuova versione di ‘Genamore’. E poi… potresti fare un sogno.

Un sogno? Cioè mentre faccio questa immaginazione attiva sotto la quercia, dovrei fare anche un sogno?

Sì. Vai verso quella palma davanti alla serra. Sdraiati ai suoi piedi e fai un sogno.

Aprii gli occhi in stato di semitrance e mi spostai verso la palma. Rischiando di inciampare. Mi venne in mente una cosa che non c’entrava niente: il berretto a sonagli di Pirandello e il protagonista Ciampa che cade e si rompe la fronte. Una volta avevo scritto di lui: Ciampa inciampa. Però non c’era nessun nesso col discorso della Von Franz o per lo meno io non lo vedevo. Scivolai a terra sul prato ai piedi della palma in un piacevole torpore. C’era un sole tiepido di pomeriggio e mi addormentai subito. Feci questo sogno: 


Ero in un aeroporto all’estero in attesa di tornare in Italia. Stranamente ero seduto al bar accanto a Sottsass. Io avevo 30 anni circa. Lui una sessantina. Eravamo amici. Non c’era traccia di Fernanda e non pensavamo in nessun modo a lei.  Mostravo a Sottsass le foto dei miei film e delle scacchiere mentre Sottsass mi parlava dei suoi disegni e delle sue fotografie. Mi metteva la mano sulla spalla ridendo. Io lo chiamavo zio. Lui mi chiamava Ottavio, non Rosati. Poi dovevo fare i biglietti per l’aereo ma non trovavo la mia carta di credito. Per fortuna avevo in tasca delle banconote guadagnate col lavoro clinico e il bancomat dei diritti d’autore del Luce. 
Il sogno finì. Quando riaprii gli occhi mi ritrovai abbracciato alla quercia. E la Von Franz mi disse:

Scrivi anche il sogno e fai 5 fotocopie. Mettile in busta con la data e sparpagliale in giro nel tuo studio. Danne una al tuo amico, custode dell’Orto. Per oggi basta e avanza. E ora faresti bene a fare sesso o a disegnare o a giocare a tennis. O tutte e tre le cose. Arrivederci, Ottavio. Ora devo andare. 

Clicca qui per il PFD del secondo atto

 

 

CITAZIONI 

IL MENTALISTA: Lei, che è una studiosa e collezionista di reliquie letterarie, ha comprato all'asta una lettera degli anni Novanta dove la Pivano scrive: ti ho visto passare, silenzioso, amoroso, a aiutare anime stanche che parevano senza rimedio. Un rimedio l'hai trovato per tutte, sempre sornione, criptico in understatements un po' magici, un po' furbacchioni, sempre più generosi della realtà. Grazie per tutti, trickster antico, amico del Buddha e Buddha tu stesso. E poi nell'indice dei Diari; non ha trovato il nome di questo Buddha.  Nella Roma antica si chiamava damnatio memoriae: un omicidio storico. Ce ne abbastanza per far impazzire una persona. E ora, Lei cara signora Iside, viene a Roma e mi chiede di spiegarle il perché. Se lo faccio, cosa mi darà in cambio?

OTTO (all'intervistatrice): Ma no. Ti sbagli. L’empatia e il sentimento con Anima non c’entrano niente. Anzi è il contrario dell’empatia. In questi casi le donne non hanno la minima idea di chi sia davvero un uomo. Anzi se ne fregano. Nanda conosce l’arte di attivare la proiezione di Anima da parte degli uomini. Faceva Anima, sembrava Anima ma non era Anima. Se lei fosse stata Anima non avrebbe scritto. Avrebbe sognato, come sogna la Bovary o la povera Blanche di Un Tram che si Chiama Desiderio, oppure si tratta di Zoo di vetro? Non mi ricordo. Comunque sia, la definizione migliore di Anima è quella che diede Jung: Anima è ciò di cui gli altri ridono. Con lei c'era poco da ridere.

 

VITTORIO: Come no! Ricordo una volta a Napoli: presentano Amici Scrittori e scoppia una discussione a proposito di Easton Ellis tra lei e il direttore del Mattino. Io mi trovo lì per un telegiornale. Fernanda ha torto marcio perché la sua tesi che Ellis sia rivoluzionario come Kerouac è insostenibile. Eppure, esauriti gli argomenti veri e propri, Fernanda passa dal piano delle parole a quello dei volteggi melodici di voce con un suo sorrisetto speciale. Alla fine vince lei. Ha messo il direttore del "Mattino" k.o. e lui la applaude anche!

 

OTTO: Grande! Sai che ti dico: il fine giustifica i mezzi. Però, come dice Norberto Bobbio, cosa giustifica il fine? A Roma, gli unici a non cadere in questa fascinazione sono i trasteverini più ruspanti come il portiere Gino che non ha letto un libro in vita sua, nemmeno per obbligo e riesce a infinocchiare tutte le signore del palazzo senza nemmeno portarsele a letto. Come? Creando il panico con i contatori della luce. A furia di mance si è comprato una casa per la figlia.

 

OTTO: Il povero Sottsass marito è un traumatizzato di ritorno. Come il bambino che prima subisce un abuso emotivo e poi prova la vergogna che dovrebbe provare chi ha abusato di lui. Ora le leggo la conclusione del suo diario: E’ un’esperienza che non ho mai conosciuto. Orribile. Mi sento volgare, violento, traditore, ma soprattutto volgare, come tutta la gente che detesto. Sono veramente stanco di dovermi nascondere e dover nascondere tutto quel che provo. Compreso questo mio libro che forse nessuno vorrà mai leggere. Ebbene, questa frase è identica a una frase che ho scritto anche io, parola più, parola meno. Identica. Come se lo spiega, Lei, signora Iside? Chi ha ispirato queste parole?

 

IL MENTALISTA: Stia a sentire, signora Cavalieri. Otto e il suo tecnico del montaggio stanno confezionando alcuni episodi storici in forma di opera d’arte concettuale. Le chiamano Golden Windows e sono la versione digitale delle scatole di Joseph Cornell che faceva dei collage di oggetti trovati qua e là in giro per New York. Ha presente Cornell? No' E Duchamp? Nemmeno! Allora, immagini un touch-screen articolato in varie parti che lo spettatore può esplorare grazie a icone e tasti interattivi. Ogni tasto attiva un file o un video a se stante ma tutti sono rapportati al tema centrale. Golden Windows! Esplorami e non te ne pentirai. Oddio! Mi rendo conto che è una pubblicità da escort. Forse lo slogan va cambiato. Però l'idea è bellissima.

 

 

 

 

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