VITTORIO GASSMAN E LO PSICODRAMMA (RAI 1) - 1991

Una delle cose più belle di questa partecipazione televisiva in cui Gassman spiegò al pubblico l'opera di Moreno è aver scoperto che tra gli ospiti che rappresentavano i vari generi del teatro compariva anche la mia grande amica Rosalia Maggio a rappresentanza dell'avanspettacolo. Entrambi dunque più ambasciatori di quella parte del Teatro che ha a che fare con la Vita più che con la Forma (come dice Pirandello secondo la formula del critico Adriano Tilgher). La separazione netta che Moreno ha operato tra Spontaneità e la Cultural Conserve, richiede continue messe a punto. In che senso?
Davvero si tratta di antinomia? Nel corso degli anni ho visto che ci sono anche Forme piene di Vita. L'Arte Vera ne trabocca. La grande opera d'Arte infatti vive per sempre e si rinnova. Del resto certi psicodrammi traboccanti di Spontaneità respirano grazie alle loro riprese in video: la spontaneità in questi casi è protetta e non cancellata dalla sua ripresa in video o film.
Rosalia Maggio per esempio era sempre Vitale e sempre in Forma. Dopo averla chiamata a lavorare per me come Ego Ausiliario in "Giocare il Sogno Filmare il Gioco" e in "Da Storia Nasce Storia" il fatto di ritrovarmi scritturato insieme a lei nel programma di Gassman è stata una grande gioia. La conferma di non aver sbagliato strada: ero anche io un istrione, un teatrante, un comico.
E poi c'è un'altra cosa da dire. Mi sono sempre chiesto per quale assurda ragione, durante le riprese del programma di Gasmann a un certo punto abbia sentito il bisogno compulsivo di sollevare il pilone di finto marmo che decorava la scena del programma rivelando che era solo polistirolo. Ce n'era proprio bisogno? E' probabile che Adriana Borgonovo in regia si sia seccata, dal momento che non ha fatto in tenpo a cambiare camera. Il lapsus vive per sempre. Qui la ripresa salva l'acting out di un idiota.
A distanza di anni ho capito che il gesto incongruo e compulsivo non era contro Gassman e il suo programma ma era associato a Ruggero Guarini il giornalista napoletano dalla barba bianca, noto per la sua arguzia corrosiva: il signore che nella foto presa dal video appare seduto all'estrema destra della scena al polo opposto al mio e mi guarda con una strana faccia.
Anni prima Guarini, nel cuore più rovente e geloso della mia storia d'amore con Fernanda Pivano, era venuto a cena da noi al palazzo di Trastevere dove Fernanda e io avevamo collegato i nostri due appartamenti confinanti, come in una commedia di Feydeau. Qualche giorno dopo Guarini aveva ricambiato l'invito portando a cena Nanda mentre io ero a Torino per lavoro. In quella occasione cercò di sedurre la Nanda in modo molto spiccio. Saltandole, anzi zompandole addosso ("una cosa grottesca!" mi disse lei un po' inorridita. E un po' beffarda.
La Nanda mi riferì tra le risate che lui le aveva addirittura detto una battuta da caserma (irriferibile) a base di ciambelle e buchi. Guarini aveva aggiunto, senza tanti complimenti, che lei aveva bisogno di un vero uomo e non di quel ragazzino-frocetto di Ottavio. Per una donna che aveva rifiutato le avances di Hemingway, quelle di Guarini erano più che resistibili.
Ecco dunque il senso della mia catarsi in differita col pilone della scena: non solo gli ho staccato il fallo "oggetto parziale" castrandolo ma ho provato che, anziché di travertino, era fatto di polistirolo. Un'altra lettura è che fantasticavo di tirarglelo in testa come farebbe un Super Eroe. E' dunque vero che tutto il mondo è teatro come recitava Gassman.

GASSMAN
Cari spettatori e cari ragazzi questi sono, sì mi sembrano dei ragazzi sono allievi del terzo anno dell'Accademia drammatica Silvio D'Amico e sono il nostro pubblico.
Dunque, noi abbiamo cominciato con delle parole di tono se non proprio pessimistico certo un po' critico. D'altra parte, è abbastanza evidente che il teatro, oggi come in tutte le sue epoche, ha i suoi problemi. Ma nello stesso tempo è un malato che ha sopravvissuto a tutte le sue malattie. Quello che noi ci proponiamo è di visitare insieme questo chiamiamolo ‘malato cronico’ in un viaggio che sarà appena un prologo al discorso sul teatro che in tre puntate non ci illudiamo di fare completamente. Saremo accompagnati in questo viaggio da testimonianze da ospiti, da personaggi illustri alcuni li state vedendo e godendo
La regia inquadra alcuni attori seduti su una panchina: Enrico Montesano, Gigi Proietti, Lino Banfi, Paolo Villaggio.
E sì la nostra tesi poi non è che lo scopriamo noi è che il teatro non è obbligatorio andarlo a vedere siamo d'accordo però che una porzione di teatro anche magari involontariamente entra nella vita e nell'anima di tutti. Il teatro è il più grande dei giochi ed è un istinto primordiale che esiste in tutti gli uomini nei bambini moltissimo e perfino negli animali Steiner dice uomo parla e rivelerai attraverso te il divenire del mondo. E poi riflettiamo la parola latina persona non significa altro che maschera, cioè travestimento, cioè appunto teatro.
Stacco
Gassman è accanto a Milva che segue il suo discorso.
Torniamo ora per un attimo all'argomento di cui parlavamo all'inizio cioè al valore alla valenza terapeutica curativa del teatro. Esiste una tecnica specifica soprattutto per le malattie nervose in cui il teatro viene appunto usato a scopi terapeutici. Il dottor Ottavio Rosati che è con noi ce ne parlerà e ci mostrerà anzitutto un breve documentario sull'argomento.
Stacco
Rosati è seduto per terra sul set di uno psicodramma accanto a una ragazza che gli racconta un sogno.
RAGAZZA
Io sono in un deserto e assisto all’estrazione dell'arca da una montagna di sabbia
ROSATI
Sì, dunque come possiamo rappresentare L'Arca? Un modo è di usare il gruppo. L'altro modo è di usare dei giocattoli o delle cose…
RAGAZZA
Beh, potrei usare la scala per fare la montagna da cui emerge una duna di sabbia. Però mi piacerebbe che la sabbia che rotola fosse più viva, che fossero delle persone.
ROSATI
La sabbia potrebbe esser fatta, se tu sei d'accordo, con un gruppo di persone che muovono quei teli color sabbia… se ti va bene…
RAGAZZA
Eh, sì perché vorrei che fossero comunque le persone a dare vita…
Comincia il movimento. Mentre dei ragazzi agitano dei veli i due sono sdraiati per terra e si rotolano
ROSATI
Sì come vuoi il nostro Fiorenzo (il musicista che improvvisa le musiche) te lo fa.
RAGAZZA
Come un coro improvviso.
Stacco
GASSMAN (a Rosati)
Ecco questo lei mi ha detto più che un momento in azione dello psicodramma questa è una preparazione, no?
ROSATI
Sì, è il riscaldamento al gioco. Lo psicodramma con l'analisi verbale, lo scambio dei ruoli e l'interpretazione teatrale verrà più tardi. Sono solo quattro minuti, ma in origine questo psicodramma di un sogno dura due ore e mezza. La caratteristica rispetto all'analisi è che non ci si basa solo sulla verbalizzazione e sull'interpretazione analitica dei significati, ma sull'interpretazione teatrale cioè sul gioco, sull'azione.
GASSMAN
È la seconda volta che Lei cita il Gioco che comunque ha molto a che fare anche con il Teatro la componente ludica proprio nella struttura del teatro è molto evidente. Scusi mi ero proposto di chiederle quando è nato e a opera di chi questa tecnica dello psicodramma.
ROSATI
Siamo a Vienna 1920: Jacob Levi Moreno, un giovane medico ebreo sefardita, non allievo di Freud… l’invenzione di Moreno entrerà molto più tardi nel mondo dell’analisi… nel dopoguerra si oppone a Freud perché fa entrare in psichiatria quasi tutto quello che il primo Freud la prima psicanalisi aveva escluso e cioè l'azione, l'acting out e la visualizzazione. Tutti i codici che sono sistematicamente esclusi dalla psicanalisi sono alla base dello psicodramma. Come del resto l'allievo di Freud Sandor Ferenczi e la grande analista Melanie Klein che userà appunto i giocattoli per sondare l'inconscio dei bambini.
GASSMAN
Ma la base cos'è? Il rilassamento diciamo del fisico per armonizzare diciamo?
ROSATI
No, no, la base è la attualizzazione la messa in atto delle immagini e l'espressione in modo concreto dell'inconscio attraverso il gioco l'azione improvvisata. L’inconscio si realizza nella tensione gruppale e nella messa in scena nella fase finale di uno psicodramma i significati che sono stati agiti saranno anche interpretati analiticamente e compresi e in fondo anche questo far finta che il come se di cui parlava Stanislavskij che è un grande gioco di mimesi, di imitazione certo e poi appunto quella catarsi quell'azione di cui parlavate prima solo che non è più solo del palcoscenico la catarsi su misura per ogni spettatore la catarsi come in Pirandello scena e platea e ognuno ha la sua.
GASSMAN
Dottor Rosati, su quale tipo di malattia può essere efficace questo trattamento?
ROSATI
Lo psicodramma è particolarmente efficace in tutti quei casi in cui sia opportuno raggiungere in profondità quelle parti dell'inconscio che non sono immediatamente traducibili in parole. Lo psicodramma permette una regressione profonda in tempi relativamente veloci, sempre che il terapeuta sia in grado di gestirla. E’ qualcosa che anche un allievo come Ferenczi, un allievo di Freud, aveva capito negli anni Trenta. La stessa Klein utilizzava i giocattoli perché i bambini possono comunicare l'inconscio non a parole, ma attraverso il gioco e a volte anche gli adulti possono comunicare certi stati di rêverie, di sogno attraverso il gioco.
GASSMAN
È stato usato anche in comunità di drogati?
ROSATI
Si usa in comunità terapeutiche per il recupero di tossicodipendenti. Per esempio, questa sequenza che stiamo guardando è stata girata alla comunità del CTS di Torino. e una attività del genere viene impostata dal CEIS sia in Italia che in America Latina che in Spagna lo psicodramma si può definire come Cocteau chiamava il cinema: un sogno dormito in piedi.

